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Note di Bosco
Notte di Note
Frazione Castello - Forino
25 giugno 2010 |
ore 20.30
Alla scoperta delle mulattiere di Castello – Saluti da
Forino.it
Radunandosi nella piazzetta di
Castello, si potrà seguire il percorso che, dalla
Chiesa di San Giacomo, conduce lungo la mulattiera Iacuzio,
che collegava la frazione Castello e quindi la Terra di Forino
con la Valle dell’Irno attraverso la storica mulattiera della
Laura. Tra cespugli di gelso e ginestre, tra noccioleti e
uliveti, si percorrerà questo sentiero che ci condurrà
all’altezza del fabbricato della Dogana, antica porta
d'accesso del borgo di Castello. Qui avremo un contributo di
musica popolare del forinese Gian Franco Santucci (Meritmirì
- Spaccapaese).
ore
21.30
Musiche dal bosco – Giuseppina Rubino e Caterina D’Amore
Musiche tradizionali celtiche tipiche dell’arpa e del
flauto evocheranno la magia delle fate e dei folletti; “La
pavana della Bella addormentata nel bosco” di Ravel;
“L’atmosfera”, “Il mattino” di Grieg; “Il risveglio”, “La
pioggia” dal Largo di Vivaldi, solo alcuni dei pezzi eseguiti
dal duo “Rubino d’Amore” nella suggestiva cornice del giardino
dei Noci.
Io
Albero: abbracciamo anche noi gli alberi –
Satya Yuga
Storie di
uomini, storie di alberi saranno raccontate attraverso la
recitazione di brani della poetessa Ghanshyam Raturi,
attivista del Chipko Andolan, mentre figure silenziose
abbracceranno gli alberi per riaffermare la necessità di
riappropriarci dell’antico legame tra uomo e natura, fonte di
vita e di energia. |
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Tra lucciole e stelle nella notte di Castello |
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Il 25
giugno 2010, nello scenario incantato di Castello, si
è concluso il ciclo de “I Sentieri della lumaca -
a passi lenti nella natura”, voluto dal
Dirigente dello S.T.A.P. Foreste di Avellino Dott.
Dario Russo, con la direzione artistica
di Stella Maccario, presidente dell’associazione Opificio delle Arti. La
giornata conclusiva, dal titolo "Note di Bosco
Notte di Note" si è svolta nel borgo di Castello
di Forino presso "Il giardino delle noci" del
Decameron. Qui si è avuta la possibilità di seguire il
percorso sensoriale storico curato dall’associazione
"Saluti da Forino.it", ascoltare il concerto di arpa e
flauto del duo Rubino - D’Amore e apprezzare le
suggestive performance delle bellezze di "Satya Yuga".
Qui, a beneficio di coloro che hanno partecipato alla
passeggiata notturna, ma anche degli assenti, proponiamo una serie di viste
diurne dei luoghi percorsi, accompagnate dalle notizie
che le guide dell'associazione "Saluti da Forino.it",
Ezio Santucci, Michele Laudati e Paolo D'Amato hanno
fornito agli attenti visitatori.
Con l'occasione ringraziamo tutti i visitatori e il
dott. Russo, che hanno permesso la realizzazione di
questo evento, l'associazione "Opificio delle Arti"
che ha creduto nelle nostre capacità e nelle nostre
competenze associative e tutti i componenti
dell'associazione che si sono prodigati per la buona
riuscita del nostro impegno. Un ringraziamento anche a Gian
Franco Santucci, che ha fatto rieccheggiare nella
notte di Castello antiche melodie della nostra
tradizione popolare, accompagnato con particolari
strumenti
percussionistici dal nostro socio Massimo Peluso. Un caro ringraziamento anche alla
Protezione Civile di Forino, sempre presenti e
professionali nei loro compiti.
Ci
siamo radunati nella piazzetta di
Castello, e abbiamo seguito il percorso che, dalla
Chiesa di San Giacomo, conduce lungo la mulattiera Iacuzio,
che collegava la frazione Castello e quindi la Terra di Forino
con la Valle dell’Irno attraverso la storica mulattiera della
Laura. Tra cespugli di gelso e ginestre, tra noccioleti e
uliveti, abbiamo percorso questo sentiero che ci ha
condotto all’altezza del fabbricato della Dogana,
antica porta d'accesso del borgo di Castello. |
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Tutto
questo, tra le lucciole e le stelle nella notte di
Castello, senza dimenticare la luna piena. |
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Foto di Lello Cammuso,
da Facebook |
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Quel che ora vi
appare come un crogiolo di casupole sparse, di malta e di sasso,
abbandonato, nascosto alla valle sottostante, quasi a voler celare
la sua decadenza, è Castello, nato in questo luogo per proteggere
dai popoli invasori i pochi abitanti della Forino post-romana.
Posto ai piedi dell’antico castello, le cui vestigia riaffiorano
di tanto in tanto tra le rocce e i rovi della montagna, Castello
conserva la sua struttura di villaggio fortificato, che solo
l’incedere del tempo e la forza della natura hanno leggermente
mutato, prima che intervenissero l’uomo e l’abbandono a
trasformarlo e a tristemente renderlo quasi inospitale,
abbandonato. Per compenetrarsi con l’ambiente che ci circonda e
godere dei suoni della notte e della natura, vi raccomandiamo di
rimanere, per quanto possibile, in silenzio. Siamo ospiti della
notte di Castello, sentiamo quello che ci vuole raccontare. |
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Il nostro
cammino nella ricerca di conoscere solo qualcosa
di Castello e della sua storia millenaria inizia
da qui, dove sorge l’antica Chiesa di San Giacomo,
unico luogo di culto del casale. Qui, dove questo
selciato indica l’inizio dell’erta che conduce al
Santuario del Protettore di Forino, San Nicola,
posto sul colle, ricordiamo qualcuna delle tante
leggende religiose legate a questo luogo. Non
andiamo molto indietro nel tempo, ma milizie
teutoniche intenzionate a porre sulla sommità del
colle batterie di cannoni per colpire il loro
nemico avanzate dopo lo sbarco di Salerno, non
riuscirono nell’intento, fermate secondo la
credenza popolare religiosa dalla mano del Santo
che in tal modo evitò a Forino di essere vittima
di nuovi bombardamenti, oltre di quelli già subiti
durante la II Grande Guerra. Queste suggestioni,
ora, ci guidino per la mulattiera Iacuzio. |
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Le lunghe ombre
della notte che già coprono la valle di Forino, qui ancora non
sono giunte. Ci affacciamo sulla valle dell’Irno, dove spesso
soffia verso di noi della brezza marina che giunge dal mare di
Salerno. Così come tanti eserciti, in tempi dimenticati, furono
sospinti, attratti, da questo passaggio apparentemente agevole
verso l’alta valle del Sabato e quindi verso le Puglie e il
Napoletano. Sulla costa illuminata di Rota, sorge l’antico
castello dei Sanseverino, in comunicazione visiva con il mastio
del castello di Forino, che sopra di noi incombe. Sul colle di
fronte un altro castello, quello della terra di Montoro, che era
di collegamento con quello di Solfora. E oltre le sommità, e i
castelli, ecco delle gole. Quelle attraversate dai viaggiatori che
recavano le loro merci presso i mercati citra o ultra,
e quella denominata Valle della Morte, dove la leggenda
narra fossero stati sorpresi i guerrieri bizantini, intenti a
riconquistare il meridione, dall’esercito longobardo di Benevento.
“Ad locum cui Forinus nomen est” recita la storia, che ci
tramanda i fatti del 663. Inseguendo quelle ombre, proseguiamo
quindi il nostro cammino. |
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Quante volte i
nostri avi birboni hanno rintuzzato le nostre uggie riottose di
bimbi, narrandoci di orridi orchi che ancora infestavano boschi e
contrade, di fiere crudeli e selvagge che s’addentravano fino ai
margini estremi del borgo, sin quasi alle case, paventandoci
l’abisso, ricusando così i nostri capricci. E qui ora vogliamo
solo ricordarvi, senza entrare nel particolare, di storie di
streghe, di briganti, di rapimenti, di sparizioni, di assassini.
Questi sentieri, bui e poco frequentati, davano adito a simili
frequentazioni ed efferatezze. L’eco delle imprese banditesche
compiute nella nostra zona varcarono finanche le Alpi, tant’è che
il “Journal de l'Empire”, bollettino napoleonico del 1806,
annunciò con soddisfazione l’arresto delle orde di briganti legate
a Fra’ Diavolo che infestavano queste montagne.
S’intravede sul monte il profilo
della rocca sbrecciata che dominava e sorvegliava il confine del
passo. |
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E
qui, riverbero di un passato lontano, giace l’antica
Dogana. Il destino di Forino, terra di confine,
asservita una volta al dominante della Provincia Citra, l’altra a quello
dell’Ultra. Qualunque merce recavi, al di qua o al di là, era
dovuta l’esazione al Principe di Forino, e non ci si poteva
esimere da elargire il dovuto. |
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Torniamo, quindi, di
nuovo a Castello. Questo
casale, nato per esigenze di vita militare e sociale, rivela
l'evoluzione dello spirito umano dei popoli dominatori che si
alternarono nel corso dei secoli. La forma dell'abitato ha subito
variazioni consistenti nell'arco della storia, passando da un
nocciolo centrale, densamente edificato, ad una continua
espansione fino al secolo XIX. La particolare conformazione “a
nocciolo” dell’abitato si legge con chiarezza se si individua la
strada che circumnaviga le abitazioni, lungo la cortina si aprono
ingressi che conducono ad aree cieche, dove più facile era la
difesa. Da qualunque parte lo si attaccasse, il casale si
difendeva autonomamente, portando al di fuori dell’abitato gli
“invasori”, che si sarebbero trovati nei terreni coltivati
limitrofi, in vicoli ciechi, nei pressi di una cortina compatta… o
nuovamente al punto di partenza. Il tessuto edilizio del casale di
Castello presenta varie tipologie, frutto di stratificazioni
urbanistiche durate svariati secoli. Lungo le cortine si rileva
una nutrita serie di abitazioni a schiera, databili al primo
insediamento. Nei pressi della fontana ritroviamo un compatto
sistema di edifici di maggiori dimensioni e strutture a corte,
sintomo di una successiva stratificazione. Poche le case-torri,
site in punti strategici, a presidio dei probabili ingressi, case
queste, fondamentali nel tentativo di ricostruire il tessuto
edilizio. |
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Qualche foto dei preparativi e della manifestazione |
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L'Associazione
"Saluti da Forino.it" testa il percorso in
notturna |

Foto Opificio
delle Arti, da Facebook |
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Foto Opificio
delle Arti, da Facebook |

Foto di Angelo
Fortunato, da Facebook |
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Foto di Felice
D'Amato |

Foto di Felice
D'Amato |
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